Testo della banda magnetica di Noel Corbu...........

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Rennes le Chateau, Alfred Saunière

Testo della banda magnetica di Noel Corbu

La storia di Rennes-le-Chateau si perde nella notte dei tempi.

Si può affermare senza alcun dubbio che questa pianura è sempre stata abitata. Alcuni storici hanno scritto e fissato la nascita di Rennes-le-Chateau dai visigoti attorno al V secolo.

Questo è stato assolutamente smentito dai numerosi reperti molto più vecchi che si ritrovano a raso-suolo, che esso siano preistorici, paleolitici o neolitici, iberici, gallici, romani, gallo-romani, la loro abbondanza e la loro diversità provano incontestabilmente che Rennes-le-Chateau era, ben prima dei visigoti, una grande città.

Altri storici pensano che Rennes-le-Chateau invece è stata la capitale dei Soclates, fortissima popolazione gallica che ha tenuto in scacco Cesare per molto tempo. Quest’ultimo , nei suoi commentari e ripercorrendo la caduta della loro capitale, parla del paesaggio circostante e la sua descrizione corrispondente esattamente al panorama che si vede da Rennes-le-Chateau; picco del Bugarach a Sud-Est, picco del Cardou all’Est, terre di Becq ed altopiano delle Fanges a Sud, l’Aude e i suoi meandri all’Ovest e la sua vallata in direzione di Alet e di Carcassonne. Non manca nulla e possiamo ragionevolmente supporre che Rennes-le-Chateau, prima di essere stata una potente capitale visigota, è stata capitale gallica, poi grande città gallo-romana e certamente prima di questa epoca, grande abitat preistorico.

Perché questa importanza di Rennes-le-Chateau nel corso dei tempi?

1) Per via della sua collocazione geografica che domina e comanda tutte le vallate; quella della Sals venendo da Rennes-le-Chateau e da Narbonne, quella dell’Aude verso Carcassonne e verso Sijean, quelle che sboccano a Puivert e Calabre, e quella che da Rennes-le-Chateau permetteva di raggiungere la Spagna prima che la strada passando dalle gole della Pierre-Lys sia traforata. La strada Rennes-le-Chateau /Spagna è stata sicuramente una strada romana, perché si ritrovano ancora dei tratti perfettamente pavimentati, e sul luogo chiamato “La Rode” è stato trovato una ruota in bronzo e un timone di carro romano, attualmente esposti al Museo di Tolosa.

2) Dal numero di sorgenti che, danno acqua in abbondanza e mai state prosciugate.

3) Per il suo clima temperato, molto meno freddo, senza nebbie e foschie in inverno, molto meno calda d’estate che la vallata.

Questi 3 punti fanno di Rennes-le-Chateau un luogo assolutamente privilegiato, una sorta di oasi all’interno del bacino che domina.

Dal V secolo, Rennes-le-Chateau che si chiamava RHAEDE, era una grande città. Capitale visigota del Razès, contava oltre i 30.000 abitanti. La strada dei macellai né comprendeva 18.00. La sua importanza era tale che i Vescovi incaricati da Carlomagno di evangelizzare la Septimania (i visigoti avendo abbracciato ben prima del catarismo, l’eresia cristiana ariana) menzionano solamente nei rapporti all’Imperatore che le due città importanti: Rhaede e Narbonne.

La cittadella di Rhaede aveva una superficie di almeno tre volte il villaggio attuale. Si parlava di 7 lices.

La città si estendeva a Sud fino ad un monte dove era costruita un'altra fortificazione che veniva chiamata Le Castella. Un'altra cinta di mura difendevano Rhaede: erano i castelli di Coustassa, di Blanchefort, d’Arc, del Bézu, di Caderonne e di Couiza.

La decadenza di Renne-le-Chateau inizia con le lotte albigesi. In parte distrutta, è su ordine di San Luigi ricostruita. Filippo l’Ardito spinge l’opera di suo padre e si può dire che nel XIII secolo, anche se non ha più la stessa importanza di prima ma la cittadina è sempre in piedi e sempre potente. Ma un confuso affare nella vendita del territorio di Rhaede al re di Castiglia fa si che gli spagnoli per recuperare i loro beni invadono al Septimania e distruggono una prima volta Rhaede. Ricostruita solo in parte, nel 1370 subisce un'altra distruzione. E’ la fine. Rhaede non si rissolleverà mai più dalle sue rovine: poco a poco gli abitanti scenderanno verso valle e Rhaede diventata Rennes-le-Chateau non sarà più che un piccolo villaggio al posto dell’orgogliosa città di 30.000 abitanti.

Rennes-le-Chateau sarebbe sicuramente caduta nell’oblio più completo se un prete nativo di Montazels, vicino Couiza non fosse diventato sacerdote il 1 giugno 1885. Per ben 7 anni, l’abbate Saunière conduce la vita di qualsiasi povero prelato di campagna e nei suoi archivi, sul suo libro contabile, si può leggere, in data 1 febbraio 1892: “devo a Léontine, 0fr.40; devo ad Alphonsine 1fr.65” e i suoi risparmi che chiama “fondi segreti” ammontano all’epoca a 80 frs 65.

Nello stesso mese di febbraio 1892, l’altare maggiore della chiesa attuale sta crollando, aveva richiesto un aiuto finanziario al Consiglio Comunale che gli è stato accordato per rimetterlo a posto.

Gli operai smontando l’altare trovarono all’interno di uno dei pilastri dei rotoli di legno contenente delle pergamene. Il prelato subito avvisato s’impossessa e qualcosa ha dovuto colpire la sua attenzione, perché fa sospendere immediatamente i lavori. L’indomani, partiva per un viaggio a Parigi, ma non c’è nessuna conferma.

Al suo rientro, fa riprendere i lavori, ma questa volta non solo per l’altare ma bensì per tutta la chiesa, poi inizia col cimitero dove spesso lavorerà da solo.

Demolirà persino la tomba della contessa di Hautpoul-Blanchefort e cancellerà lui stesso le iscrizioni presenti sulla lastra.

Il Consiglio Municipale gli vieta di lavorare al cimitero, ma ormai il danno è stato fatto, perché questa tomba doveva avere un indicazione. Fa costruire dei muri attorno al giardino, davanti alla chiesa, utilizza uno splendido pilastro visigota dell’altare che mutila facendo incidere “Mission 1891” per reggere la statua di Nostra Signora di Lourdes all’interno di un altro piccolo giardino. Restaura completamente il presbiterio; poi nel 1897, ordina la costruzione della casa, poi della Torre, del camminamento, del giardino d’inverno, il tutto gli viene a costare nel 1900 1 milione, il che rappresenta 250 milioni delle nostra moneta. Ammobilia la casa e la torre molto fastosamente. Il suo tenore di vita è molto regale. Saunière riceve chiunque arrivi e tutti i giorni è festa. Il consumo di rhum che fa arrivare direttamente dalla Giamaica e dalla Martinica raggiunge 70 litri al mese. Senza contare i liquori di ogni genere, vini prelibati; le oche sono ingrassate con biscotti tipo savoiardi per essere migliori, è una vera vita sibaritica.

Un anno riceve Monsignor Billard, che secondo la gente del villaggio, riparte….abbastanza contento. Monsignor Billard è stato sorpreso della vita condotta dal suo sacerdote, ma non dice nulla. Ma, il suo successore Monsignor de Beauséjour, chiede immediatamente i conti a Saunière e lo convoca a Carcassonne per dare spiegazioni. Ma quest’ultimo, non desidera parlare e con il pretesto di non andare a Carcassonne produce falsi certificati medici rilasciati dal dott. Rocher, medico di Couiza, con la seguente scritta “Mio Caro amico, vi spedisco il certificato che mi richiedete e ho piacere di darvi soddisfazione”. Saunière non può andare a Carcassonne ma può andare all’estero: Spagna, Svizzera e Belgio. Viaggi assolutamente segreti e per dare il cambio, lascia alla sua domestica e confidente, Marie Dénarnaud delle lettre già pronte con: “Cara Signora” o “Signore” o “Signorina”, “Ho ricevuto la vostra lettere: mi scuso di non potere rispondere più a lungo, ma sono obbligato di recarmi al capezzale di un confratello ammalato, a presto”. Firmato “Saunière”. Marie Dénarnaud apriva la corrispondenza e se una lettera necessitava di una risposta, spediva una di queste lettere. Per tutti, Saunière non aveva lasciato Rennes.

Nel frattempo, al Vescovado, la situazione peggiorava. Nel 1911, Monsignor di Beauséjour, esasperato di non ottenere delle risposte dal suo sacerdote, lo incolpa di traffico di messe e gli pone l’interdizione. Viene condannato per contumacia. Il traffico di messe non regge, costano 0,50 fr, quante messe avrebbe dovute dire Saunière per coprire le sue spese. Ma era il solo mezzo che aveva Monsignor di Beauséjour “per incastrare” il suo sacerdote.

Saunière non si arrende nemmeno davanti alla sentenza e fa appello a Roma. Assume per difendersi un avocato ecclesiastico, il canonico Huguet che alle spese di Saunière si reca a Roma. Il processo dura 2 anni e si conclude con un non luogho, il capo di accusa non essendo stato provato. Ma istruita dal vescovo sul tenore di vita del sacerdote, Roma a sua volta chiede spiegazioni a Saunière, il quale si rifiuta nuovamente a fornire. E’ di nuovo sospeso con l’accusa di rivolta e di oltraggio verso i suoi superiori, viene interdetto un'altra volta e questo definitivamente, l’11 aprile 1915. Però, si faceva capire a Saunière che si fosse riveduto, si poteva pensare di alleviare la sua pena.

Ma, Saunière esasperato, non vuole assolutamente sentire niente né dal Vescovado né dalla Chiesa. Interdetto, per contraddire il suo vescovo, ha affittato per 99 anni il presbiterio. Nella piccola cappella che si è fatta costruire, dice messa e una grossa parte della popolazione di Rennes-le-Chateau vi partecipa, mentre il sacerdote regolare, nominato dal vescovo, obbligato ad abitare a Couiza distante a 4 km, dice la messa in una chiesa vuota perché nessuno lo vuole.

Durante tutta la durata del processo con la Chiesa, Saunière non ha più costruito. Ma quando tutto finisce, rifà dei progetti: costruzione della strada da Couiza a Rennes-le-Chateau a sue spese, perché ha intenzione di acquistare un automobile; derivazione di acqua a tutti gli abitanti, costruzione di una cappella nel cimitero; costruzione di mura tutt’intorno a Rennes; costruzione di una torre di 50 mt di altezza da vedere chi arriva, con una scala circolare all’interno, una biblioteca, rialzare di un piano la torre attuale come il giardino d’inverno. Questi diversi preventivi ammontano a otto milioni oro, vale a dire oltre i due miliardi dei nostri franchi. Il 5 gennaio 1917, accetta i preventivi e firma l’ordine per i lavori.

Ma il 22 gennaio, cioè 17 giorni dopo, prende freddo sulla terrazza, ha una crisi cardiaca e complicata da una cirrosi di fegato che non lo perdona.

In breve, muore durante la giornata. Viene messo nella poltrona del salone dove rimane esposto tutto un giorno, coperto da una coperta con dei pompon rossi. Come venerato, ognuno che veniva tagliavano un pompon per portarselo via. Fu sepolto nella tomba in costruzione nel cimitero.

La famiglia Saunière si preoccupa allora dell’eredità, ma con stupore, Saunière aveva acquistato tutto sotto il nome della sua domestica, Marie Dénarnaud, erede legittima di tutto lasciando gli eredi presuntuosi a bocca asciutta.

Marie Dénarnaud molto civettuola alla morte di Saunière diventa un esempio di austerità. Si ritirerà nel presbiterio, vivendo assolutamente sola senza uscire. Scenderà una sola volta a Couiza, per molti anni si rifiuterà di vendere la proprietà, ma avanzando con l’età e non potendo più controllare nulla poco a poco è la distruzione e il saccheggio, Libri rari, francobolli, opere d’arti, tutto viene rubato. Quando finalmente, nel 1947 si deciderà e venderà i suoi beni ai Signori Corbu che trasformeranno l’antica residenza del sacerdote in hotel “La Torre”.

Quanto all’origine del tesoro che il sacerdote a sicuramente ritrovato e del quale dovrebbe esistere ancora una grossa parte, gli archivi di Carcassonne nè danno una spiegazione: Bianca di Castiglia, madre di San Luigi, reggente del regno di Francia durante le crociate di suo figlio, giudica Parigi poco sicura per il tesoro regale, perché i baroni e il popolo si rivoltano contro il potere regale. Era la famosa rivolta dei pastori. Fa dunque trasportare il tesoro da Parigi a Rennes che gli appartiene, poi cerca di soffocare la rivolta, riesce ma muore poco dopo. San Luigi torna dalla crociata, poi riparte di nuovo e muore a Tunisi. Suo figlio, Filippo l’Ardito, doveva conoscere l’ubicazione del tesoro, in quando si interesso molto a Rhaede e fa eseguire numerosi lavori di difesa. Cosi ritroviamo ancora alcune fondamenta di torri con speroni, caratteristica della sua epoca. Ma dopo di lui, c’è un vuoto e Filippo il Bello sarà obbligato a battere moneta falsa, perché il tesoro di Francia è sparito. Dobbiamo supporre che non conosceva il luogo del nascondiglio.

Il tesoro fu ritrovato due volte; nel 1645, un pastore di nome Ignace Paris, pascolando con le sue pecore, cadde in un buco e riporta il suo berretto pieno di monete d’oro. Racconta di avere visto una stanza piena di monete d’oro e diventa pazzo per difendere le monete che ha portato. Il castellano e le sue guardie ricercheranno invano il luogo dove era caduto il pastore, poi è il turno di Saunière e delle pergamene.

Sempre dagli archivi che danno un elenco del tesoro, questo è composto di 18 milioni e mezzo di pezzi d’oro, vale a dire un peso di circa 180 tonnellate, più numerosi gioielli e oggetti religiosi. Il suo valore, secondo sempre questa lista, è oltre 50 miliardi. Se invece prendiamo il suo valore storico, il pezzo d’oro di quest’epoca valore 472.000 franchi, si arriva cosi a circa 4.000 miliardi.

Cosi, in questo modesto villaggio, con un passato importante, dorme uno dei più favolosi tesori che esistono al mondo.

 

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